La digitalizzazione offre nuove opportunità al settore assicurativo, ma pone anche sfide significative per i Broker, chiamati ad adattarsi a tecnologie in continua evoluzione e ad acquisire competenze sempre più trasversali per restare competitivi. Gli operatori del mercato devono quindi mettersi nelle condizioni di cogliere pienamente le opportunità offerte dall’innovazione, sviluppando skill digitali e tecnologiche adeguate.
Nel panorama attuale, la tecnologia che appare più centrale è senza dubbio l’intelligenza artificiale. In particolare, i Large Language Models, o Modelli di Linguaggio di Grandi Dimensioni, rappresentano una trasformazione di portata rilevante, paragonabile, per impatto potenziale, all’introduzione di Internet, dell’e-mail o dell’elettricità.
Comprendere e utilizzare correttamente gli LLM è dunque cruciale per ogni Broker assicurativo che voglia anticipare i cambiamenti del settore, così come è avvenuto in passato di fronte ad altri passaggi tecnologici decisivi.
Una competenza chiave per un utilizzo efficace dell’AI è il cosiddetto “prompt engineering”, ovvero la capacità di formulare richieste chiare, pertinenti e ben costruite ai modelli di linguaggio, così da sfruttarne al meglio le potenzialità. Assimilare queste nuove competenze e comprendere il cambiamento in atto è essenziale per non subirlo, ma anticiparlo. Per farlo, è necessario investire sulla formazione e sull’autoformazione continua.
Un primo passaggio consiste nel distinguere tra le diverse applicazioni degli LLM e dell’intelligenza artificiale. Anche quando l’interfaccia appare simile, i servizi disponibili possono avere potenzialità e finalità molto diverse. Nella vita quotidiana abbiamo imparato a conoscere soprattutto quelli che potremmo definire “assistenti digitali” o “sistemi di ricerca e scrittura”: ChatGPT, Gemini, Claude, Perplexity. Si tratta di strumenti affini, che fanno dell’immediatezza apparente una delle loro principali caratteristiche.
L’importanza di un uso critico
Proprio questa immediatezza, tuttavia, richiede attenzione. Alla rapidità delle risposte non corrisponde sempre un’elevata accuratezza, ed è su questo punto che l’utente, soprattutto se professionale, può e deve esercitare un ruolo attivo.
Recentemente, alcuni professori e ricercatori dell’Università di Roma La Sapienza hanno elaborato un modello per l’utilizzo responsabile, autonomo e accurato degli LLM. Il modello, presentato con l’acronimo rAIse, sintetizza cinque passaggi: Reflect, Ask, Interpret, Source, Evolve.
Il primo, Reflect, invita a fermarsi prima di agire, chiarendo contesto, obiettivi e presupposti.
Il secondo, Ask, sposta l’attenzione dalla logica del comando a quella della domanda autentica: “Sulla base delle mie considerazioni, come posso sintetizzare graficamente la valutazione del rischio che sto proponendo al mio cliente?”
Il terzo passaggio, Interpret, richiama la necessità di leggere le risposte dell’AI senza assumerle come definitive. Un output può aiutare a individuare aree di attenzione, possibili scenari o punti da approfondire, ma nel caso del Broker, resta compito dell’intermediario interpretarli alla luce dell’esperienza professionale, della conoscenza del mercato, delle condizioni contrattuali e della specificità del cliente. L’AI può elaborare quantità molto ampie di informazioni, ma l’esperienza, la sensibilità e la capacità valutativa del professionista restano prerogative fondamentali.
Il quarto, Source, introduce il tema delle fonti, della verifica e dell’affidabilità. Nell’attività del Broker questo significa non fermarsi alla risposta generata, ma confrontarla con documentazione ufficiale, normativa di riferimento, condizioni di polizza, report di settore, dati sui sinistri, indicazioni delle compagnie e informazioni raccolte direttamente dal cliente.
Il quinto, Evolve, riguarda infine l’evoluzione del pensiero. Ogni interazione con l’AI dovrebbe diventare un’occasione per rivedere, approfondire e migliorare la propria comprensione.
Utilizzare gli LLM secondo questi criteri può consentire ai Broker di trovare nelle nuove tecnologie un alleato prezioso, senza rinunciare alla propria centralità professionale. L’intelligenza artificiale, infatti, può rafforzare la consulenza dell’intermediario, a condizione che venga impiegata con metodo, spirito critico e piena consapevolezza. In questo modo il Broker può continuare a confermarsi un riferimento imprescindibile per i propri clienti, anche in un mercato sempre più digitale e complesso.









