Welfare aziendale e protezione: perché cresce il ruolo del Broker

Il welfare aziendale non è più un fenomeno marginale né uno strumento riservato a poche grandi organizzazioni. Negli ultimi dieci anni il numero di lavoratori e lavoratrici che beneficiano di un piano di welfare è cresciuto del 699%, passando da circa 770 mila persone nel 2016 a 4 milioni nel 2026.

È uno dei dati emersi dalla rilevazione presentata da AIWA – Associazione Italiana Welfare Aziendale durante il primo Forum nazionale del welfare aziendale al CNEL. La ricerca, che ha coinvolto le 28 società aderenti all’Associazione, stima inoltre che nel 2025 il valore complessivo dei piani gestiti dai provider abbia superato i 3,2 miliardi di euro, senza considerare buoni pasto, previdenza complementare, assistenza sanitaria integrativa e le prestazioni previste dai Contratti Collettivi Nazionali. Una fotografia che potrebbe persino sottostimare la reale dimensione del mercato, dal momento che le società associate ad AIWA rappresentano circa il 90% del settore e non tutti gli operatori hanno fornito la totalità dei dati richiesti.

 

Un welfare sempre più rilevante per imprese e lavoratori

A crescere è anche il valore delle risorse messe a disposizione. Nel 2025 il credito welfare medio ha raggiunto 688 euro, con incrementi particolarmente significativi per operai e impiegati. Per gli operai l’importo medio è arrivato a 630 euro, l’84% in più rispetto al 2018, mentre per gli impiegati ha raggiunto 875 euro, con una crescita del 63%.

Le ragioni che spingono le aziende a investire in questi strumenti sono molteplici. Secondo gli operatori intervistati da AIWA, tra le principali vi sono l’aumento del potere d’acquisto dei lavoratori, la riduzione del costo del lavoro per l’impresa e la capacità di rafforzare attrattività e retention.

Resta però evidente una forte componente economica. Tra i servizi maggiormente utilizzati figurano infatti buoni acquisto e buoni spesa, seguiti dai rimborsi per i servizi destinati ai figli, dalle attività sportive e per il tempo libero e dalla sanità integrativa. Il 36% delle imprese clienti utilizza esclusivamente buoni, mentre il 52% sceglie l’intera piattaforma proposta dal provider e solo il 12% ricorre prevalentemente a soluzioni costruite su misura.

 

La protezione torna al centro del welfare

L’evoluzione futura del mercato potrebbe però spostare progressivamente l’attenzione dal singolo benefit a un concetto più ampio di protezione.

Nel corso del Forum, AIWA ha infatti richiamato la necessità di rafforzare la componente sociale del welfare aziendale e di aggiornare il perimetro dei beni e dei servizi previsti dall’articolo 51, comma 2, del TUIR. Tra le ipotesi avanzate figurano misure dedicate alla mobilità sostenibile, alle spese degli studenti fuori sede, alle esigenze di cura e anche alle polizze vita caso-morte nel compimento degli atti della vita quotidiana.

Si tratta di un passaggio significativo anche per il mercato assicurativo. Quando il welfare amplia il proprio raggio d’azione, infatti, diventa sempre più difficile considerare separatamente benefit, assistenza sanitaria, previdenza complementare e coperture assicurative.

Per le imprese la questione non è soltanto decidere quanto destinare al welfare, ma comprendere quali bisogni proteggere, attraverso quali strumenti e con quale livello di copertura.

 

Il Broker come consulente del sistema di welfare

In questo scenario il ruolo del Broker assicurativo può evolvere insieme al mercato.

La conoscenza delle coperture assicurative e dei rischi aziendali consente infatti al Broker di contribuire a una lettura più ampia dei bisogni dell’organizzazione e della sua popolazione. Non soltanto attraverso la ricerca della soluzione assicurativa più adeguata, ma aiutando l’impresa a verificare come le diverse forme di protezione già presenti si integrino con il piano di welfare.

Sanità integrativa, coperture vita, invalidità, non autosufficienza, previdenza e altre forme di protezione possono rispondere a esigenze diverse a seconda dell’età, della composizione familiare e delle caratteristiche della popolazione aziendale. La consulenza diventa quindi importante per individuare eventuali aree non coperte, evitare sovrapposizioni e costruire un sistema coerente tra strumenti assicurativi, welfare aziendale e prestazioni già garantite dalla contrattazione.

Il valore del Broker risiede anche nella sua capacità di leggere il mercato in maniera indipendente, confrontando le soluzioni disponibili e accompagnando l’impresa nella valutazione di costi, coperture e condizioni. Un ruolo tanto più rilevante quanto più l’offerta diventa articolata e aumenta il numero degli interlocutori coinvolti.

Gli stessi provider di welfare stanno del resto cambiando natura. Secondo l’analisi riportata da Secondo Welfare sui dati AIWA, negli ultimi anni sono passati dall’essere semplici intermediari tra domanda e offerta a veri e propri “abilitatori”, mentre l’ingresso di operatori fintech, le nuove modalità di pagamento e le acquisizioni tra società stanno contribuendo a trasformare rapidamente il settore.

La crescita quantitativa del welfare aziendale apre quindi una seconda fase della sua evoluzione. Dopo l’espansione del numero dei beneficiari e delle risorse investite, il tema sarà sempre più la qualità delle soluzioni e la loro capacità di rispondere ai rischi e ai bisogni reali delle persone.

Per il Broker si apre così uno spazio consulenziale importante: aiutare le imprese a passare da una somma di benefit e coperture a una vera strategia integrata di welfare e protezione.

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