La salute conta, meglio pensarci prima

La sanità italiana, un tema sempre attuale e pressante, sta affrontando profonde trasformazioni nel panorama post-pandemico. Dopo l’aumento vertiginoso della spesa sanitaria pubblica causato dalla crisi sanitaria globale, il DEF dell’aprile 2024 ha evidenziato un riassestamento progressivo con un trend previsto al ribasso fino al 2027, quando la spesa dovrebbe raggiungere il 6,2% del PIL.

Di conseguenza, la riduzione della spesa pubblica non ha fatto altro che spostare il peso sulle spalle dei cittadini. Secondo il rapporto “Welfare Italia 2023”, la spesa sanitaria privata è infatti in costante crescita. Nel 2023, gli italiani hanno speso 43 miliardi di euro di tasca propria per la sanità, con solo 4 miliardi intermediati da Fondi e assicurazioni, un aumento rispetto ai 3,4 miliardi del 2022. Le stime indicano che questa spesa raggiungerà i 46,4 miliardi di euro nel 2027.

Il Servizio Sanitario Nazionale pur rappresentando il primo pilastro nel sistema sanitario del nostro Paese, sta affrontando una crisi strutturale che sta mettendo a dura prova la sua capacità di fornire cure tempestive ed efficaci. Le criticità principali riguardano il sovraffollamento dei pronto soccorso e l’importante carenza di personale: il nostro Paese è al 14° posto in Europa per numero di medici ogni 100mila abitanti, senza contare che i dottori italiani sono attualmente i più anziani d’Europa. Il ricambio generazionale è ostacolato anche dal fatto che molti giovani medici scelgono di lavorare nel privato o all’estero, attratti da migliori condizioni economiche e lavorative.

Il risultato di tutto ciò è evidente nell’impatto sulle prestazioni erogate, e in particolare, nell’allungarsi delle liste di attesa: secondo il “Rapporto civico sulla salute 2023” di Cittadinanzattiva, si arriva fino a 730 giorni per una mammografia, fino a 365 giorni per una colonscopia, fino a 300 giorni per una prima visita cardiologica, fino a 230 giorni per una risonanza magnetica.

La crisi del SSN è quindi dovuta a una concomitanza di cause che negli ultimi decenni ne hanno progressivamente minato la sostenibilità: quella italiana è una delle nazioni più anziane al mondo (2^ solo al Giappone), con oltre 14 milioni di over 65 (dato Istat) che rappresentano quasi un quarto (24,1%) della popolazione totale. Circa il 28% di loro ha problemi nelle attività funzionali di base, il 10% riscontra gravi difficoltà in almeno un’attività di cura della persona, e più di uno su due convive con almeno tre patologie croniche. E la situazione demografica non è destinata a migliorare, visto che nel 2045 si stima che gli over 65 in Italia saranno oltre 20 milioni. Una popolazione sempre più anziana ha come conseguenza, da una parte, una riduzione delle entrate fiscali (dovuta alla diminuzione della popolazione in età lavorativa), dall’altra un crescente bisogno di assistenza e cure a lungo termine.

Non deve sorprendere, quindi, che quasi la metà degli italiani (46%) ritenga che il SSN non riesca più a rispondere a tutti i bisogni legati alla salute (come da ricerca di Nomisma condotta nel 2023 per l’Osservatorio Sanità di UniSalute). In cima alla lista dei problemi ci sono proprio i tempi di attesa, di cui si lamenta l’88% di coloro che ritengono il SSN non più sufficiente. Questo ha portato negli ultimi anni molte persone a rinunciare alle cure, o in alternativa a rivolgersi alla sanità privata.

In questo contesto si inseriscono le assicurazioni sanitarie, che sempre di più rappresentano per gli italiani uno strumento per tutelare la salute propria e dei propri cari. Secondo i dati dell’Osservatorio Sanità, oggi solo il 9% degli italiani ha una polizza sanitaria integrativa sottoscritta personalmente, mentre sono in molti ad averla inclusa nel contratto di lavoro o nel piano di welfare aziendale.

L’interesse per le assicurazioni private, però, è in crescita: circa sei italiani su dieci (58%) dicono di sapere perfettamente cos’è una polizza integrativa per la salute, e più di uno su cinque (21%) sta prendendo in considerazione l’ipotesi di acquistarne una e il 25% degli italiani pensa che potrebbe farlo in futuro. Quindi, quasi la metà degli italiani (46%) è interessata a sottoscrivere un’assicurazione sanitaria individuale.

L’analisi del settore mette in luce un potenziale significativo di crescita per le assicurazioni sanitarie. Unipol, leader nel campo, attraverso la sua Compagnia specialistica UniSalute, da 30 anni si impegna a offrire soluzioni individuali e collettive per la salute. Con oltre 10 milioni di assistiti e più di 20.000 strutture sanitarie convenzionate in Italia e all’estero, UniSalute rappresenta una risorsa fondamentale per affrontare le sfide della sanità moderna.

L’obiettivo di Unipol è chiaro: sviluppare una maggiore sinergia tra le competenze di UniSalute e la forza del canale Broker. A tal proposito, un nuovo progetto salute per Retail e PMI è stato lanciato alla fine del 2024, oggi già supportato da decine di broker.

Collaborare con Unipol e con UniSalute consente di accedere anche a progetti speciali, per agganciarsi a modelli distributivi innovativi, smart e personalizzabili per specifiche esigenze.

I broker interessati ad approfondire le soluzioni salute retail e pmi, possono scrivere a canalebroker.commerciale@unipol.it

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