Net zero e transizione giusta: quale impatto per la sottoscrizione dei rischi delle imprese di assicurazione? E quale ruolo per gli Intermediari?

Pietro Negri
Segretario generale Aiba
Associazione Italiana Brokers di Assicurazioni e Riassicurazioni

L’approccio delle imprese di assicurazione alla Sostenibilità sta rapidamente cambiando. Dopo aver integrato i fattori ESG nell’asset allocation e, più in generale, nelle attività di investimento, oggi si affronta il tema nell’ambito della sottoscrizione dei rischi.

D’altra parte, è caratteristica specifica dell’attività assicurativa avere due approcci al rischio apparentemente molto distanti tra loro: da un lato, in qualità di investitori istituzionali, si deve amministrare l’enorme massa di premi assicurativi (il corrispettivo di polizza versato dai clienti) attraverso una gestione oculata degli investimenti, spesso con una prospettiva di lungo termine. Dall’altro, appunto, si devono selezionare i rischi con attenzione al proprio Risk appetite framework – RAF, al fine di preservare la mutualità di assicurati dalle “punte di rischio” potenzialmente in grado di destabilizzare e mandare in default l’intero portafoglio. L’analisi dei fattori ESG, da strumento di pubblicizzazione della propria “responsabilità sociale”, può ormai essere definita – anche grazie a interventi normativi da parte delle Istituzioni europee più o meno significativi – come vera e propria “cassetta degli attrezzi” a disposizione dell’impresa per operare scelte di investimento sempre più consapevoli e per assumere rischi con uno spettro di informazioni sull’assicurato in grado di amplificare notevolmente la conoscenza in merito alla sua esposizione al rischio.

Il tema è di estrema attualità e, all’indomani dell’insediamento della nuova Commissione, ci si chiede con sempre maggior insistenza come affrontare la “transizione giusta” verso un ineludibile cambiamento del modello economico, attraverso l’utilizzo sempre più massivo di energia rinnovabile e l’adozione diffusa di un’economia di tipo circolare.

La recentissima Direttiva UE n.2/2025 – che modifica la direttiva Solvency II per quanto concerne, tra gli altri obiettivi, i rischi di sostenibilità delle imprese di assicurazione – dispone che queste ultime tengano conto dell’orizzonte a breve, medio e lungo termine dei rischi di sostenibilità e che, nel quadro della loro gestione del rischio, dispongano di strategie, politiche, processi e sistemi per l’identificazione, la misurazione, la gestione e il monitoraggio idonee a tal fine.

Nell’operare in tal senso si deve tener conto delle “.. tendenze di transizione nel contesto dei pertinenti obiettivi normativi e atti giuridici dell’Unione tenendo in considerazione le relazioni e misure prescritte dal Comitato consultivo scientifico europeo sui cambiamenti climatici, adottando calendari specifici e obiettivi e traguardi intermedi quantificabili ..” L’Autorità di vigilanza UE, poi, dovrà valutare “..l’introduzione di uno specifico trattamento prudenziale specifico per le esposizioni ad attività legate ai combustibili fossili “ (ossia, un c.d. brown factor di penalizzazione tra i requisiti di capitale richiesti).

Secondo l’indagine annuale del Forum per la finanza sostenibile [1] la transizione green sta guadagnando terreno tra le PMI italiane: il 62% delle imprese pone maggiore attenzione agli aspetti ESG e il 52% ritiene che la sostenibilità ricopra un ruolo molto importante nelle scelte di investimento. D’altra parte, sono proprio gli stakeholder a richiedere un maggiore impegno verso l’inclusione dei fattori ESG: clienti, fornitori e banche, che si confermano il principale interlocutore finanziario. Per gran parte delle imprese, le criticità maggiori riguardano soprattutto la carenza di competenze interne con difficoltà ad accedere alle informazioni utili ad orientarsi nell’offerta e a comprendere le procedure di attivazione degli strumenti disponibili. L’80% delle PMI ritiene che gli operatori finanziari (tra i quali rientrano anche gli intermediari assicurativi) dovrebbero assumere un ruolo di promotori o partner delle progettualità ESG delle stesse imprese e, pur essendo a conoscenza dell’obbligo di dotarsi di una copertura assicurativa contro eventi catastrofali entro il 31 marzo 2025 (per effetto della Legge di Bilancio n. 213/2023), solo un’esigua percentuale ha sottoscritto una polizza assicurativa ad hoc, pur nella consapevolezza che, per accedere ai fondi pubblici, sarà necessario dimostrare d’ora in poi di avere una polizza ad hoc.

In questo contesto, potrebbe avere senso utilizzare le ben note categorie di “esclusioni, disinvestimento, best in class o engagement” non più e non solo nell’attività di investimento, ma anche nell’attività tipica di underwriting assicurativo? In caso di risposta affermativa, quale potrebbe essere il ruolo degli Intermediari assicurativi e tra questi, in particolare, dei Broker?

L’idea è che – soprattutto nel nostro Paese ma, più in generale, rispetto a talune tipologie di rischio in rapida evoluzione – stia crescendo la necessità di costruire una più forte collaborazione tra tutti gli “attori” del mercato, a partire dalla Pubblica amministrazione, passando per le imprese di assicurazione e gli Intermediari fino ai clienti finali, affinché sia economicamente, tecnicamente e socialmente possibile assumere e gestire rischi in rapidissimo cambiamento quanto a frequenza e intensità nel loro manifestarsi.

Ad esempio, è possibile applicare anche nell’assunzione di un rischio il concetto e le definizioni di esclusione sin qui utilizzate per gli investimenti (fonti fossili, rischi legati alla conclamata o anche solo potenziale climate litigation del soggetto target dell’investimento, Principali impatti avversi – PAIs presenti, ecc…)? L’esposizione al rischio dell’impresa, infatti, non può essere infinita e non può dilatarsi al punto di metterla in difficoltà: pertanto, è bene che gli assuntori valutino più attentamente e conoscano meglio fattori di rischio ESG del potenziale cliente che fino ad oggi non venivano presi in considerazione al momento della sottoscrizione del contratto.

Con sempre maggior certezza, peraltro, si può affermare che non soltanto l’integrazione delle valutazioni ESG negli investimenti è in grado di mantenerne e consolidarne la redditività ma, altrettanto, la loro integrazione nella valutazione del rischio permette un maggior spettro di opzioni e una maggior conoscenza globale, con beneficio per tutti gli stakeholder coinvolti. L’impresa assicurativa potrebbe così decidere, ad esempio, di non assumere più determinati rischi o di non assicurare attività che si svolgono di giorno con temperature crescenti e sempre più “insostenibili” oppure, come già sta accadendo in California o in Francia, gli immobili in determinati territori, sempre più esposti al manifestarsi degli eventi calamitosi.

Certo, questo modo di operare mal si concilia con il compito istituzionale delle imprese di offrire copertura ai rischi, tanto meno con una virtuosa relazione con il cliente, e non andrebbe certo nella direzione di provare a governare la transizione [2]. Molto meglio allora potrebbe essere implementare un’analisi di materialità più raffinata applicando il concetto di best in class alla sottoscrizione dei rischi, magari coniando la definizione di “best in transition” o “best in effort” [3].

In altre parole, invece di limitarsi a selezionare i migliori clienti per classe di rischio, le condizioni di polizza proposte (ed i premi correlati) dovrebbero considerare l’impegno attuale e futuro dell’assicurato verso pratiche (più) sostenibili in grado di ridurre la sua potenziale esposizione, magari utilizzando condizioni contrattuali di “miglior favore” o “a tutele crescenti”. Questo approccio, tuttavia, ancora in fase di sviluppo, sconta il fatto che la modulazione dei contratti assicurativi tende ancora per lo più a basarsi quasi del tutto sulle serie storiche, su ciò che è accaduto in passato, senza prendere in considerazione le prospettive future di evoluzione utilizzando proiezioni matematiche.

Di sicuro, in tale contesto, assume grande rilevanza il pieno coinvolgimento di tutti gli stakeholder anche attraverso forme di vero e proprio “engagement”. Di recente EiOPA ha posto in pubblica consultazione [4] un progetto per definire uno strumento di sensibilizzazione sui rischi di catastrofi naturali e sulle misure di prevenzione che potrebbe essere adottato dalla Pubblica amministrazione, dagli operatori economici e da tutti i cittadini. Inoltre, in un documento congiunto pubblicato da BCE-EiOPA sulle catastrofi naturali (CatNat) [5], si ipotizza una soluzione a livello UE con due proposte: un regime di riassicurazione pubblico-privato per aumentare la copertura assicurativa mettendo in comune, su base volontaria, rischi e pericoli privati sfruttando economie di scala; e un fondo UE, di natura obbligatoria, per rafforzare la gestione del rischio pubblico delle CatNat, finanziato dai contributi degli Stati membri, che aiuterebbe a ricostruire le infrastrutture pubbliche danneggiate a condizione che siano state implementate misure di mitigazione del rischio concordate prima dell’evento, per ridurre al minimo l’azzardo morale.

E poi, a livello di autoregolazione, si segnalano molteplici iniziative utili allo scopo. Tools e strumenti vari per la valutazione del rischio (es: Life ADA(-ptation) [6] specifico per il settore agricolo, GEOLight [7], Natural Based solutions [8], sul fattore sociale “S” nel Real Estate [9], ecc..) che, con sempre maggior precisione e possibilità di valutazione quantitativa, supportano l’innovazione di prodotto al fine di favorire l’adozione di comportamenti orientati a favorire resilienza e adattamento.

Ma un altro elemento, specifico del nostro Paese, induce a una rapida valutazione del quadro di riferimento da affrontare nel prossimo futuro: sempre di più, infatti, si parla di longevity economy, legata al progressivo invecchiamento della forza lavoro, molto marcato sia nel comparto dipendente che nelle libere professioni. L’impatto economico e sociale di tale cambiamento pone una sfida non da poco al sistema di Welfare, almeno così come lo abbiamo conosciuto finora. Fenomeno evidente che, insieme alla crescita dei pensionati attivi, evidenzia il prolungamento della vita lavorativa e un cambiamento culturale e strutturale che suggerisce la necessità di politiche previdenziali, lavorative e di risk management che tengano conto di una forza lavoro sempre più diversificata per età e modalità di esercizio dell’attività con un numero crescente di individui anziani rispetto ai giovani e un carico previdenziale sempre più gravoso sulle generazioni attive.

Anche in questo contesto, l’offerta assicurativa potrebbe contribuire notevolmente sviluppando un’offerta diversificata e innovativa che promuova l’attività di prevenzione e comportamenti virtuosi tra gli assicurati in linea con gli obiettivi di sostenibilità, sia attraverso il design dei prodotti, sia mediante la previsione di leve ed incentivi contrattuali con un ulteriore e fondamentale fine: la prevenzione.

È proprio in questo ambito che il ruolo degli Intermediari e, in particolare dei Broker, potrebbe amplificarsi, magari con l’innovazione tecnologica e un più diffuso utilizzo dell’intelligenza artificiale [10], nei processi e nella relazione con gli stakeholder. Oltre a contribuire a diffondere presso la clientela una cultura della sostenibilità, orientando le scelte dell’utenza nell’ambito delle attività di consulenza ed assistenza precontrattuale, i Broker collaborano sovente con le imprese nell’ideazione dei contratti assicurativi, portando la loro esperienza e facendosi portatori dei bisogni della clientela attraverso una profonda analisi e conoscenza del rischio. In particolare, soprattutto nei confronti dei clienti professionali, i Broker forniscono supporto concreto e informazioni mirate in grado di migliorare la capacità di gestione dei rischi e assicurare la business continuity aziendale, anche introducendo criteri premiali in grado di incentivare le imprese ad adottare misure di adattamento.

I tempi che ci aspettano richiedono interventi con un approccio “olistico” a 360* che per loro stessa natura devono essere coordinati e andare in un’unica direzione. Solo attraverso una reale collaborazione di tutti potremo affrontare l’evoluzione che ci aspetta soprattutto nel corso di questo difficile e travagliato periodo di transizione.

[1] https://finanzasostenibile.it/attivita/finanziare-la-transizione-sostenibile-delle-pmi/

[2] “Il ruolo degli assicuratori affianca quello del settore pubblico poiché essi dovranno altresì contribuire a proporre prodotti idonei ad una corretta gestione dei transactional risks, mediante la creazione e l’offerta di prodotti assicurativi, specialmente nei settori non vita, idonei a supportare le attività delle imprese che partecipano alla transizione verde e quindi, segnatamente, nel settore energetico e della mobilità, rinnovando i loro prodotti e ampliando le garanzie sottostanti ovvero adattandole all’innovazione tecnologica ed alle nuove forme di produzione industriale ed energetica”. Geneva Association, The role of insurance in promoting social sustainability, 2022, p.13.

[3] Mantenendo in evidenza il tema della solidarietà contrattuale nelle dinamiche di assunzione dei rischi da parte delle imprese di assicurazione che era stato già sottolineato nella sentenza della Corte di giustizia “Test Achat” (https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:62009CJ0236) sulla disparità di genere, anticipando il legame con l’idea di sostenibilità sociale che è oggi al centro del dibattito europeo.

[4] https://www.eiopa.europa.eu/consultations/consultation-blueprint-awareness-tool-natural-catastrophe-risks-and-prevention-measures_en

[5] https://www.eiopa.europa.eu/publications/eiopa-and-ecb-joint-paper-towards-european-system-natural-catastrophe-risk-management_en

[6] https://www.lifeada.eu/it/

[7] https://www.geosafe.ania.it/geolight

[8] https://finanzasostenibile.it/attivita/paper-finanza-sostenibile-biodiversita-ita/ ; https://www.wbcsd.org/resources/new-toolkit-for-health-outcomes-from-nature-based-solutions-now-available-via-ncsa-and-ncs-procurement-hub/ ; https://climatepromise.undp.org/research-and-reports/nature-based-solutions-ndcs-toolkit

[9] https://www.assoimmobiliare.it/wp-content/uploads/2024/06/LA-_S_-DI-ESG-1.pdf

[10] L’ Artificial intelligence act (https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=OJ:L_202401689) propone un elenco di sistemi considerati ad alto rischio in quanto impiegati in specifici settori applicativi (Allegato III). Tra essi rientrano alcune applicazioni in ambito assicurativo, in particolare legate alle assicurazioni vita e per la persona.

Usiamo i cookie per darti la migliore esperienza d'uso possibile.