Identità ESG, con esame di coscienza: come cambia la sottoscrizione dei rischi da parte dei protagonisti del settore assicurativo, imprese e intermediari?

A cura di Pietro Negri
Segretario generale Aiba – Associazione Italiana Brokers di Assicurazioni e Riassicurazioni

Ricorderemo il 2025 come un anno di svolta per la Sostenibilità.

L’anno nel corso del quale la spinta riformatrice ideata dalla Commissione UE nel 2018  con il Green new deal –  poi concretamente realizzata con numerosi provvedimenti normativi negli anni successivi – ha trovato una (forte) battuta d’arresto ed è andata via via affievolendosi sempre più, impantanandosi in estenuanti discussioni e confronti che hanno visto protagoniste le Istituzioni europee e gli Stati membri, con il “fiato sul collo” dei principali portatori di interesse operanti nell’Unione. A onor del vero, diversi segnali di bulimia normativa si erano manifestati anche prima, quando ragionevolezza e proporzionalità nell’approccio al gigantesco tema della Giusta Transizione ecologica e sociale hanno lasciato spazio alla tecnocrazia.

I tempi delle Istituzioni democratiche non sono quelli dei Mercati: soprattutto quando la lotta si fa dura e i concorrenti decidono rapidamente e si posizionano, in modo palese o lavorando ai fianchi, nei settori di interesse. Tra l’altro, le vicende geopolitiche condizionano (o forse, non per caso, proprio quelle !) le scelte economico-strategiche e portano a riconsiderare scelte e soluzioni che, fino a poco prima, sembravano ormai pacifiche e acquisite. Dentro questa cornice prendiamo atto della scelta americana di sfilarsi dall’IPCC, lo spazio in cui la politica si confronta con le evidenze scientifiche incaricate di fornire dati indipendenti e obiettivi sul cambiamento climatico a coloro dovrebbero assumere decisioni consapevoli e responsabili per il futuro di tutti. Se questo riferimento viene meno, resta solo lo scontro tra diverse narrazioni, ma intanto i fenomeni continueranno a seguire le leggi della fisica, non la narrazione dominante.

Del resto, avremmo mai ipotizzato, fino a pochi mesi fa, che il Parlamento UE avrebbe dichiarato la ‘natura esclusivamente politica‘ del cambiamento climatico e della protezione dell’ambiente, come tale, fuori dalla competenza tecnica della Banca Centrale Europea? Peccato che la realtà è altra e gli spagnoli, ad esempio, stanno predisponendo una rete nazionale di rifugi climatici in vista della prossima estate, per offrire alla popolazione almeno un riparo dalle ondate di calore sempre più intense.

Chi avrebbe pensato che avremmo assistito alla completa “ridefinizione” della CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) limitandone il perimetro di applicazione alle (sole) imprese con oltre 1750 dipendenti e con un fatturato netto annuo superiore a 450 Mln di euro, passando da “potenziali” 49.000 e oltre imprese coinvolte a sole 9000 in tutta la UE in base alla modifica approvata? O anche, la limitazione della CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence directive) alle sole imprese con oltre 5000 dipendenti e un fatturato netto superiore a 1,5 miliardi, con cancellazione dell’obbligo di pubblicazione di un piano di transizione?

E anche sul SFDR (Sustainable Finance Disclosure Regulation) non si è fatto di meno: viste le criticità riscontrate in termini di lunghezza e complessità – con l’obiettivo di rendere più efficiente, semplice e proporzionato il regolamento ma assicurando, al contempo, l’integrità del mercato unico e la mitigazione dei rischi di greenwashing – si è intervenuti a “gamba tesa”, dopo almeno 4 anni di studi, approfondimenti, elaborazioni e “messa a terra”, ecc…, introducendo un (nuovo) sistema di categorizzazione dei prodotti finanziari sostenibili, sustainable (sustainability-related objective), transition (contransition-related objective), basic ESG (che integrano sustainability factors), eliminando la disclosure a livello di entità e prevedendo anche una significativa riduzione della trasparenza a livello di prodotto!

Eppure, l’International Platform on Sustainable Finance (IPSF), nel proprio report annuale 2025, evidenzia i progressi costanti sin qui conseguiti nel consolidamento degli elementi core della finanza sostenibile, in particolare rispetto all’utilizzo delle tassonomie, dei piani di transizione e delle regole di trasparenza sottolineando la piena integrazione della Sostenibilità nei mercati finanziari e nei sistemi di regolamentazione. E il 2026 vede le Istituzioni UE ancora impegnate a rafforzare l’Economia Circolare, con l’obiettivo di creare un vero Mercato Unico anche per (provare) a difendersi dall’aggressività delle potenze economiche (in primis Cina e USA) che considerano il vecchio Continente solo come un mercato di sbocco per i propri prodotti.

Nonostante le incertezze normative e lo scetticismo diffuso, dunque, la Finanza sostenibile continua a consolidarsi come leva strategica per la Transizione giusta e per la crescita di lungo periodo: i fattori di Sostenibilità, infatti, sono ormai entrati a pieno titolo nell’operatività e nella cultura delle aziende, innanzitutto quelle finanziarie. In fondo fu proprio Mark Carney, al tempo Governatore della Banca d’Inghilterra, a sollevare il tema fin dal 2015: se il settore finanziario e assicurativo non avesse imparato rapidamente a considerare i fattori ESG nella valutazione dei rischi prima o poi sarebbe collassato.

La lezione sembra essere stata recepita: da gennaio 2026 sono in vigore le Linee Guida EBA sui rischi ESG per assistere le imprese nell’assumere decisioni strategiche più consapevoli e venire incontro alle esigenze del settore creditizio nel verificare la coerenza dei piani di transizione con gli obiettivi UE al 2050. Per l’imprenditore significa dimostrare conoscenza e gestione del rischio e solidità del modello di business. Nel proprio “Dialogo di sostenibilità tra PMI e banche”, pubblicato a dicembre 2025, il MEF sottolinea l’importanza di strumenti che aiutino le imprese e gli intermediari finanziari a parlare un linguaggio comune, così da ridurre l’asimmetria informativa, proprio nell’attuale contesto di evoluzione della normativa, “segnato da importanti iniziative europee di semplificazione, ma anche da una persistente incertezza applicativa e operativa”. Per le PMI, significa comprendere quali informazioni ESG siano realmente rilevanti nel rapporto con il sistema bancario. Per banche e consulenti, significa migliorare la qualità dei dati a supporto dei processi di risk management, credito e pianificazione finanziaria.

Con maggior evidenza oggi – forse nella sua “naturale” evoluzione – la Finanza sostenibile conferma la propria resilienza strutturale, soprattutto in una fase di incertezza: riuscire a comunicarne il “valore reale”, tuttavia, diventa sempre più difficile e rischioso (da qui il fenomeno in crescita del green/socialHushing): è per questo che la semplificazione normativa, se da un lato può favorire l’adozione di pratiche sostenibili, dall’altro, non deve compromettere qualità e comparabilità delle informazioni e robustezza dei dati raccolti.

Indipendentemente dal settore, dalla natura e dall’attività, i dati sono “la” risorsa su cui puntare ed investire, incorporando un valore che si moltiplica sulla base delle combinazioni e delle analisi a cui vengano sottoposti (anche grazie a tecniche sempre più sofisticate di data automation e data analytics), e dell’uso a cui vengano destinati attraverso le più promettenti tecnologie abilitanti (tra le quali, intelligenza artificiale, modelli di registro distribuito e internet of things). Al cuore di nuovi modelli di business nei diversi contesti (B2C, B2B e B2G), i dati esprimono un nuovo ed indispensabile fattore di produzione, di importanza almeno pari a quello tradizionalmente assegnato al lavoro e al capitale. Una volta che processi e prodotti vengano dematerializzati e digitalizzati sotto forma di bit interoperabili, i dati, infatti, danno impulso alla modernizzazione prima e alla trasformazione poi di ogni fase produttiva e decisionale, con effetti rilevantissimi in termini di organizzazione e performance, cross-fertilization e persino penetrazione e/o creazione di nuovi mercati.

Si registrano segnali interessanti anche a livello nazionale: il Nuovo Piano Transizione 5.0 introdotto con la Legge di Bilancio 2025, supporta le imprese nel percorso di doppia transizione digitale ed ecologica. D’ora in poi, le imprese che intendono attestare che determinati beni e macchinari rientrano tra quelli agevolabili e risultano interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura — oppure, che rispettano i requisiti per l’autoproduzione e l’utilizzo interno dell’energia rinnovabile — devono obbligatoriamente avvalersi di una perizia asseverata rilasciata da un ente accreditato. La grande quantità di informazioni sin qui disponibile, insomma, comincia effettivamente ad essere sistematizzata e certificata da soggetti terzi e tutto ciò la rende più pertinente, accurata e confrontabile, a tutto beneficio degli utilizzatori che potranno realmente costruire un’offerta di beni e servizi molto più affidabile e trasparente.

Se questo è vero nel settore finanziario, ancor più lo è in ambito assicurativo dove la sinergia con le Istituzioni pubbliche rappresenta un tassello ulteriore per definire maggior resilienza complessiva dell’ecosistema – soprattutto da un punto di vista climatico – e permettere agli operatori di progettare e offrire soluzioni più affidabili.  E’ da poco stato sottoscritto, per questo, un protocollo d’intesa tra Ania e Aubac, l’autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale, per rafforzare la prevenzione e la gestione del rischio idrogeologico e della crisi idrica, promuovendo al contempo una maggiore resilienza del sistema assicurativo e del territorio “finalizzato a rafforzare la conoscenza e la gestione dei rischi naturali, anche in linea con il nuovo quadro normativo sulle coperture assicurative contro eventi catastrofali”. L’integrazione tra pianificazione territoriale e strumenti assicurativi “rappresenta un elemento chiave per migliorare prevenzione, adattamento e resilienza” attraverso uno scambio strutturato di dati ambientali e assicurativi, l’utilizzo di modelli previsionali avanzati e lo sviluppo di soluzioni assicurative innovative con strumenti dedicati.

Come più volte sottolineato il ruolo degli Intermediari è destinato ad essere sempre più rilevante nell’assistere la clientela nell’analisi dei rischi e nella loro piena comprensione, sia nell’ottica di favorirne l’assorbimento da parte del mercato, sia per suggerire e promuovere comportamenti più sostenibili e coerenti. Non a caso la stessa Eiopa ha di recente presentato un innovativo strumento consumer-centric e accessibile a tutti di sensibilizzazione e prevenzione del rischio da catastrofi naturali (PROTECT) per aiutare i proprietari di immobili a ridurre la vulnerabilità dei loro edifici, limitare le potenziali perdite e contribuire alla resilienza della UE. Integrare l’assicurazione nelle strategie europee e nazionali di inclusione finanziaria è fondamentale ed è anche più fattibile di quanto si creda. Il sostegno fiscale nell’assicurazione sanitaria e contro gli infortuni o i sussidi all’assicurazione agricola, ad esempio, affrontano questa sfida, ma possono essere ulteriormente rafforzati e meglio calibrati attraverso una reale integrazione della sostenibilità in ogni ambito con verifica obiettiva dei risultati nel medio-lungo termine. Servono però programmi di alfabetizzazione, programmi scolastici, campagne di sensibilizzazione e quadri di premialità e di tutela dei clienti che rafforzino la fiducia nel settore privato e nei partenariati. L’infrastruttura pubblica digitale, inclusi i sistemi di identità e di pagamento, sono essenziali per estendere l’offerta diffusa da parte delle compagnie assicurative. Ulteriore asset da attivare è quello regolamentare che deve sempre bilanciare solidità prudenziale con flessibilità, per consentire l’innovazione. Licenze semplificate, onboarding digitale, prodotti compositi e sandbox per l’innovazione favoriscono la sperimentazione: l’interazione di queste leve attraverso diverse forme di collaborazioni pubblico-private determineranno una maggior diffusione delle coperture assicurative.

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