I fenomeni alluvionali e il cambiamento climatico

Tra il 14 e il 15 luglio scorso un’alluvione di portata eccezionale ha interessato Germania e Belgio causando la morte di quasi 200 persone, con enormi danni ad abitazioni, strade e infrastrutture. In poche ore l’alta concentrazione di pioggia caduta ha portato all’esondazione fiumi e corsi d’acqua, causando poi frane e smottamenti che hanno contribuito a peggiorare la situazione e a creare danni per miliardi di euro.

Le alluvioni sono fenomeni naturali. Tuttavia, una delle cause principali dell’incremento di questi eventi è senza dubbio attribuibile ai cambiamenti climatici. Le precipitazioni intense sono in aumento negli ultimi anni a causa del riscaldamento globale. Dagli anni ’70 a oggi la temperatura dei mari è salita di quasi un grado. Acqua più calda significa maggiore umidità e maggiore differenza di temperatura tra l’aria che risale dal mare e quella incontrata in atmosfera. Le nubi si fanno più “gonfie” di pioggia ed è più facile che rovescino tutto il loro carico in una sola tornata. Non ci sono dubbi, dunque, sul fatto che l’aumento della temperatura media della Terra sia ormai un fattore determinante causa di eventi atmosferici sempre più estremi come quelli che hanno colpito le aree di Germania e Belgio.

I cambiamenti climatici in atto stanno trasformando il nostro pianeta. Secondo un nuovo studio della World weather attribution (Wwa) le emissioni di carbonio e il conseguente riscaldamento globale hanno reso le alluvioni fino a nove volte più probabili in Europa occidentale e le piogge fino al 19% più intense. Negli ultimi due decenni abbiamo vissuto 18 degli anni più caldi mai registrati e gli eventi meteorologici estremi si fanno sempre più frequenti sia in Europa che nel mondo con un altissimo prezzo umano ed economico.

ll rischio idrogeologico in Italia

Tra i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, l’Italia è tra i più esposti agli effetti della crisi climatica in corso. Nel nostro Paese quasi il 91% dei comuni è a rischio frane o alluvioni e sono oltre 6 milioni gli abitanti a rischio alluvioni.[1] Ma perché il nostro Paese è così a rischio?

Con il 75% del suolo montano-collinare, l’Italia ha un territorio morfologicamente fragile e naturalmente predisposto a fenomeni franosi e alluvionali.[2] A ciò si aggiunge l’elevata antropizzazione con la conseguente  impermeabilizzazione del territorio, che impedendo l’infiltrazione della pioggia nel terreno, aumentano i quantitativi e le velocità dell’acqua che defluiscono verso i fiumi. In questo contesto, già di per sé delicato, si inseriscono gli effetti dei cambiamenti climatici con un aumento di precipitazioni sempre più intense e difficili da prevedere, che diventano causa di fenomeni franosi e alluvionali improvvisi. Frane e alluvioni sempre più intense sono tra i fenomeni estremi che stanno, è il caso di dirlo, inondando il nostro Paese.

[1] Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio – Edizione 2018, Link di consultazione

[2] ReNDIS 2020, La difesa del suolo in vent’anni di monitoraggio ISPRA sugli interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico, Link di consultazione

I rischi alluvionali e le aziende italiane

I rischi legati alle alluvioni preoccupano sempre di più le aziende che si trovano ormai frequentemente a dover gestire le conseguenze di fenomeni metereologici estremi.

Quando si verifica un’emergenza le conseguenze dell’evento vanno ben oltre ai danni visibili e possono portare l’imprenditore ad affrontare un grave momento di difficoltà. Il verificarsi di un sinistro può portare infatti a conseguenze rilevanti: ai danni diretti ad attrezzature e macchinari si affiancano danni indiretti e consequenziali, dovuti al fermo produttivo, che vanno a colpire l’azienda con una decisa perdita della produzione, perdita di quote di mercato, deterioramento delle relazioni con clienti e partner strategici, ripercussioni sul valore finanziario dell’impresa, difficoltà di accesso a crediti erogati dal sistema bancario e perdita di documentazione e informazioni chiave e sensibili.

In caso di sinistro catastrofale sono due i fattori che, nel momento dell’emergenza, concorrono a garantire un maggior tasso di successo nella ripresa aziendale: la pianificazione di una risposta alla situazione di crisi e la formazione delle squadre di emergenza.

Anche in caso di eventi catastrofici naturali, dove l’imprevedibilità rappresenta un fattore determinante, pianificazione e formazione permettono infatti all’azienda di essere pronta ad affrontare gli scenari di rischio in cui può incorrere.

Ogni sinistro è diverso da un altro, ma le informazioni di base necessarie a pianificare un’attività di Crisis Management spesso sono sempre le stesse. Innanzitutto, è necessario valutare l’esposizione al rischio dei propri asset: questa analisi viene effettuata prendendo in considerazione l’ubicazione e le caratteristiche tecniche del sito oggetto di valutazione, come ad esempio la presenza di locali e strutture interrate o la vicinanza a un corso d’acqua che in caso di precipitazioni intense può essere causa di inondazioni. È poi fondamentale identificare reparti e funzioni che, in caso di sinistro, devono ripartire nel minore tempo possibile e avere un elenco di fornitori chiave da interpellare in situazioni di crisi a cui indicare le priorità su cui intervenire per ridurre la business interruption. Ultimo, ma non di minor importanza, è fondamentale individuare reparti e funzioni che devono essere resi indipendenti nella loro attività in caso di sistema IT fuori uso.

È importante raccogliere in fase preventiva queste informazioni, ma altrettanto importante è riprodurre i diversi scenari e testare le soluzioni identificate. In caso di sinistro non basta, infatti, limitarsi ad avere un piano di emergenza su carta e un gruppo di gestori definito a priori. Bisogna anche vedere come i componenti delle squadre di crisi reagiscono all’emergenza e come riescono ad applicare il piano predisposto. Per scoprirlo è necessario organizzare “in tempo di pace” dei test finalizzati a rappresentare eventi finiti fuori controllo sulla base di tutte le possibilità anche solo immaginabili.

Gestire l’emergenza alluvione: il caso Guglielmi

È la notte del 3 ottobre 2020 quando un’ondata eccezionale di maltempo si abbatte sul Piemonte, con particolare insistenza nelle zone dell’alta val Tanaro, Biellese, Vercellese e nel Verbano. In poche ore i livelli di piena dei fiumi delle zone colpite raggiungono una portata eccezionale, superando addirittura i livelli di riferimento storici.

A subire le pesanti conseguenze dell’alluvione sono soprattutto le aziende. In poche ore oltre un metro d’acqua invade gli stabilimenti produttivi delle zone portando con sé fango e detriti, compromettendo il corretto funzionamento dei macchinari e bloccando improvvistamente produzione e normali attività lavorative.

Anche Guglielmi, una storica azienda del settore della rubinetteria con sede a Grignasco (Novara), subisce le dure conseguenze dell’esondazione del fiume Sesia e viene invasa da acqua e detriti. La mattina del 3 ottobre lo scenario che si presenta ai proprietari dell’azienda è devastante: gli uffici e lo showroom sono completamente distrutti dalla forza dell’acqua, i macchinari nel reparto produttivo sono danneggiati e coperti di fango, come anche i prodotti finiti già pronti per la spedizione. Come fare quindi a evadere le commesse pronte a partire? E come evitare di perdere i propri clienti già preoccupati per la spedizione dei propri ordini?

La mattina stessa l’azienda decide di contattare BELFOR Italia. La situazione che si presenta al team di BELFOR al momento del sopralluogo è quanto mai complicata. Subito si identificano con la proprietà le priorità di intervento e il lavoro viene differenziato secondo quelle che sono le esigenze di ripartire. Immediatamente interviene una squadra di tecnici specializzata nelle attività di bonifica elettronica e meccanica che vengono eseguite sugli impianti produttivi: torni, marcatori laser, macchine tampografiche, stampanti 3D e linee di assemblaggio in poche settimane ritornano a funzionare. In parallelo vengono seguite le attività di bonifica del fabbricato e dei prodotti finiti pronti per la consegna al cliente.

Il coordinamento giornaliero tra i tecnici di cantiere BELFOR e le funzioni di riferimento della Guglielmi consentono la condivisione costante dell’avanzamento dei lavori e l’eventuale aggiornamento del cronoprogramma e delle priorità di intervento per permettere all’azienda di ritornare presto alla normalità.

Grazie alla stretta collaborazione tra i tecnici BELFOR e il personale della Guglielmi, dopo soli dieci giorni dall’alluvione il reparto produttivo riparte e le commesse in ordine vengono evase permettendo all’azienda di ritornare presto alla normalità.

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